Le fondamenta

Quando era ragazzo mio padre ha vissuto un momento di povertà estrema, ritrovandosi a vagare di casa in casa insieme a mio nonno; una notte, dormendo in una soffitta, sentì addirittura un topo camminargli sulla gamba.

Fu quello il momento in cui promise a se stesso che non avrebbe mai fatto vivere una sensazione simile alla sua famiglia e che avrebbe costruito per loro un’abitazione grande, bella e accogliente. Ha mantenuto la sua promessa e lo ringrazio per avermi insegnato che cosa sia una Casa.

Comprendo che più di tutto eredito da lui la voglia di edificare, ma io oggi non ricorro all’uso della calce: se lui ha voluto uno spazio che facesse sentire al sicuro, io desidero crearne uno il più grande possibile che, oltre a proteggere, permetta a ciascuno di esprimere la propria individualità in una forma autentica e rispettosa della propria e altrui dignità.

Non penso che autenticittà sia un mio progetto, piuttosto il racconto del modo in cui cerco di esistere nelle mie diverse – ma tra loro coerenti – forme.

Spero che siate rispettosi di questi miei confini e che attraversandoli potrete uscirne più arricchiti, più consapevoli di voi stessi, più vicini al vostro nucleo e che qualora lo vogliate possiate, a vostra volta, costruire, abitare e condividere con gli altri la vostra autenticittà.